CASE CON BUNKER: È (DI NUOVO) CORSA AI RIFUGI

 

Dal secondo Dopoguerra l’umanità non si era mai sentita così fragile, così esposta ad eventi incontrollabili che minacciano la sua stessa sopravvivenza e verso cui si trova per buona parte impotente. Dal 2020 il mondo non ha più avuto tregua: dopo la pandemia globale, la prima vera pandemia dell’epoca contemporanea, arriva una guerra non più relegata ad angoli di continenti esotici e lontani, ma nel cuore dell’Europa, dove il coinvolgimento di alcune superpotenze mondiali fa temere per il possibile scoppio di una terza guerra mondiale. E allora scatta il senso di paura e la natura umana ha un solo istinto, scappare. Ma dove?

Una possibile soluzione è tra le più scontate: sottoterra, unico possibile rifugio in molte evenienze. Un’attualità tanto triste quanto vera. Basti pensare che ieri, dopo la diffusione della notizia dell’allerta del sistema di difesa russo nucleare, in poche ore un comunicato stampa del 2012 di Immobiliare.it che parlava di immobili con bunker è diventato di tendenza nelle ricerche sul web.

La corsa ai bunker durante il Covid-19

All’inizio della pandemia molte aziende di costruzione italiane, in particolare nelle aree settentrionali più colpite fin dall’inizio, registravano un’impennata di richieste di scavi e realizzazione di cantine sotterranee, accatastate come tali ma di fatto percepite con l’obiettivo di essere dei veri e propri bunker di sicurezza.

I piani regolatori del nostro Paese, infatti, non concepiscono la possibilità di costruirsi rifugi antiatomici e l’unico modo per farlo è proprio quello di realizzarli come cantine. Ricercando le informazioni, si scopre che la spesa media è di 20mila euro, una cifra decisamente non riservata solo ai più ricchi ma abbordabile anche da ceti medi e risparmiatori. Porte di cemento, impianti di ventilazione con schermi antiatomici, cisterne e generatori per l’autosufficienza idrica ed elettrica e radio per comunicare con l’esterno: sono queste alcune delle caratteristiche con cui qualcuno si è già provvisto di un rifugio sotterraneo per difendere la propria famiglia dalla pandemia e ora dal terrore di una guerra.

In Svizzera sussiste l’obbligo di bunker per ogni abitazione

Non si tratta però di un fenomeno tutto italiano, anzi il nostro Paese da questo punto di vista non si può di certo definire il più prudente. Non tutti sanno, che a poca distanza da noi, in Svizzera, una legge degli anni ’60 ha reso obbligatoria la dotazione di un bunker sotterraneo per ogni costruzione.

Un Paese per definizione neutrale che però garantisce ai cittadini un sistema di sirene, allarmi, ponti ricoperti di dinamite da far saltare all’occorrenza così da fermare l’invasore, autostrade concepite come possibili piste di atterraggio per jet da guerra. E se in qualche comune non ci sono abbastanza rifugi sotterranei privati nelle abitazioni, è l’amministrazione stessa a dover provvedere a costruire o trovare punti di raccolta pubblici in cui proteggere all’occorrenza i suoi abitanti.

Negli Stati Uniti esistono interi villaggi sotterranei super accessoriati

Per non parlare degli Stati Uniti dove questa tendenza esiste da sempre, ancor prima che il mondo venisse travolto dai drammi di dimensioni inimmaginabili che tutti noi ci siamo trovati a fronteggiare. In America esistono addirittura delle comunità che hanno costruito interi villaggi sotterranei a prova di guerre, epidemie e tragedie di dimensioni globali, addirittura dotati di confort come piscine, locali comuni per la vita sociale e sale riunioni iper-attrezzate e dotate di ogni tecnologia per le aziende e i loro dipendenti. Vere e proprie cittadelle sotterranee sempre più attrattive per tanti cittadini, spesso in overbooking di acquirenti, che – forse senza nemmeno tutti i torti purtroppo – immaginano un presente e un futuro di eventi incontrollabili e pericolosi da cui l’unica via di fuga è l’isolamento.